di Adolfo Francesco Carozzi
Ancora più lontano dall’ambiente torinese ma non per questo meno protagonista della stagione informale, è il solitario lavoro svolto ad Alessandria da Carlo Pace. Cresciuto in un ambiente a lui congeniale (il papà era collezionista e mercante d’arte nonché amico di Lucio Fontana e di Giampiero Giani), viene precocemente rapito dal fascino della materia: fin dai primi anni Cinquanta, infatti, le sue esperienze pittoriche si realizzano con il segno e il gesto all’interno della struttura materica per poi concretizzarsi in opere (Senza titolo, 1956) dove tra lo spessore dello smalto affiorano ricorrenti madreperlacee cromie come in una naturale, ritrovata composizione della materia originaria.
La scultura informale piemontese è ben rappresentata da tre artisti (Franco Garelli, Sandro Cherchi e Umberto Mastroianni) che, se pur accomunati dallo stesso verbo, usano modi espressivi diversi e personalissimi tanto da essere annoverati tra i protagonisti dell’informale italiano, cosi come sottolineato anche dall’importante rassegna del ’83 alla Galleria d’Arte Moderna đi Bologna L’Informale in Italia.